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Siamo ancora in tempo? (di Matteo)

Il riscaldamento globale è una delle tematiche più affrontate nella quotidianità, ma nonostante la nostra coscienza sulle possibili conseguenze, molti di noi ignorano la problematica o non ne danno il giusto peso.

La presenza sulla terra del genere umano, come quella di qualsiasi altro essere vivente, comporta dei cambiamenti dovuti al utilizzo o alla modifica delle risorse presenti in natura.
Ogni essere vivente consuma infatti una parte delle risorse naturali terrestri le quali necessitano di un determinato lasso di tempo per rigenerarsi.
Il genere umano è decisamente la specie animale che utilizza la maggior parte delle risorse terrene, questo è dovuto al fatto che con l’evoluzione della specie abbiamo man mano aumentato la qualità della vita e per farlo è chiaramente necessario un maggior utilizzo di risorse.

Nell'antichità, l’uomo necessitava di una minima quantità di risorse naturali; quelle strettamente necessarie alla sopravvivenza. Con il passare del tempo la qualità della vita è aumentata progressivamente grazie alle innovazioni tecnologiche, ma per una qualità di vita migliore si ha la necessita di utilizzare una quantità di risorse maggiore.
Con l’introduzione dell’industrializzazione vi è stato un grandissimo passo in avanti per il genere umano, ed è proprio con l’arrivo della rivoluzione industriale che abbiamo iniziato a richiedere quantitativi di risorse primarie (naturali) sempre maggiori.

L’inquinamento (ambientale) è causato dalle modifiche apportate dall'uomo all'equilibrio naturale attraverso l’utilizzo eccessivo delle risorse presenti in natura. Ne esistono diverse tipologie (dell’acqua, dell’aria, del terreno, da rifiuti…) in base alla natura delle risorse inquinate o consumate. Le tipologie di inquinamento ad oggi più discusse e le più dannose per l’ambiente e per la salute umana, sono l’inquinamento dell’aria e dell’acqua.
L’inquinamento dell’aria è in assoluto il più trattato. Comprende l’emissione di gas serra nell'atmosfera, l’emissione di gas tossici per la salute umana e la presenza di particolato nocivo nell'aria.
Ultimamente si sente parlare soprattutto dell’effetto serra. Questo fenomeno è causato dalla presenza di gas serra come l’anidride carbonica e il metano (molto più pericoloso dell’anidride carbonica) nell'atmosfera, i quali impediscono la dispersione del calore terrestre nello spazio. Una presenza eccessiva di questi gas comporta un aumento delle temperature terrestri.
La variazione di temperatura causata, anche se di pochi gradi (2 o 3) comporta uno squilibrio termico, causa di eventi meteorologici sempre più “estremi” come venti forti o precipitazioni abbondanti durante l’inverno e assenti durante l’estate. Vi sono altri effetti dovuti a questo fenomeno, quali l’espansione dei territori desertici (e quindi periodi di siccità più duraturi in tutto il mondo) e una possibile diminuzione drastica delle temperature nel nord dell’Europa, il quale clima è mitigato dalla corrente calda proveniente dal golfo del Messico, che è minacciata dall'ingente quantità di acqua fredda proveniente dallo scioglimento dei ghiacci al Polo Nord (questo fenomeno non si è ancora verificato e rimane tuttora una teoria).
Pochi anni fa si è tenuta una conferenza internazionale per discutere sui provvedimenti adeguati al fine di risolvere il problema dell’effetto serra, alla quale conclusione molti paesi hanno firmato un accordo per ridurre il progredire del fenomeno. Infatti vi è il grande pericolo di andare incontro, anche con un aumento minimo di temperatura, allo scioglimento del permafrost.
Il permafrost è un terreno perennemente ghiacciato. Vi sono alcuni territori nei quali il permafrost è composto anche da materiali organici risalenti a prima della comparsa dell’uomo sulla terra. Lo scioglimento dei ghiacci, sta comportando l’esposizione di queste sostanze organiche, il cui processo di decomposizione comporterà l’emissione in atmosfera di una grandissima quantità di metano (gas serra) con conseguente ulteriore aumento di temperatura e inizio di un processo irreversibile di surriscaldamento che porterà a gravissime conseguenze.
Spesso si discute anche del “punto di non ritorno”, un punto arrivati al quale il riscaldamento globale non sarà più reversibile. Con il “punto di non ritorno” ci si riferisce alla data nella quale lo scioglimento del permafrost arriverà a tal punto da originare un processo irreversibile di surriscaldamento. La data nella quale supereremo questo limite ancora non è ancora giunta (si stima 2030, ma ci sono diverse teorie).
Sono in molti ad affermare che siamo ancora in tempo per risolvere il problema, utilizzando energie e risorse da fonti rinnovabili. Ma la verità è che nonostante il limite non sia ancora stato raggiunto, non vi è alcun modo per evitare di raggiungerlo.
L’ostacolo che ci impedisce di fermare l’avanzamento del riscaldamento globale non è dato da cause naturali, ma bensì dalla struttura e dall'organizzazione della società nella quale viviamo. L’unico vero modo per fermare il processo di riscaldamento è quello di cessare immediatamente la produzione e il consumo di energia elettrica prodotta da fonti non rinnovabili. Per farlo è necessario che almeno le nazioni impongano divieti su qualsiasi attività produttiva che causa dell’emissione di gas serra (produzione elettrica, combustione di risorse non rinnovabili, allevamenti intensivi di bovini, e il trasporto di beni e persone). In questo modo però l’economia della nazione in questione crollerebbe, comportando una crisi e quindi una “rivolta” popolare. Il governo in carica verrebbe quindi immediatamente sostituito con un governo che soddisfi il volere del popolo a meno che la struttura governativa non sia basata sulla dittatura. Inoltre, anche se una sola nazione dovesse decidere di non aderire a questo modello di governo, tutte le attività produttive che causano emissioni dannose si sposterebbero nella nazione in questione e la popolazione tenterebbe di emigrare nei paesi confinanti per migliorare il proprio tenore di vita (le attività migratorie delle quali si sente parlare molto negli ultimi tempi sono una prova del tentativo della popolazione di raggiungere luoghi nei quali vivere meglio).
Quindi è impossibile imporre all'umanità leggi che vietino attività produttive che causano emissioni di gas serra, perché queste attività sono volute dall'uomo.
Il cambiamento deve essere innanzitutto voluto dal popolo e deve partire da ogni singolo individuo.
Nonostante il disinteresse di molti per la problematica, una parte della popolazione è cosciente della gravità del problema e vuole adattare il proprio stile di vita in maniera tale da diminuire l’impatto ambientale causato dalle proprie azioni.
Associazioni, aziende, politici, comunità religiose… Sono molti gli enti a trattare il tema ambientale ed ognuno con uno scopo diverso. Le aziende vendono prodotti ecologici o “green” alleviando il senso di colpa del consumatore nei confronti dell’ambiente. I politici promettono ed emanano leggi di materia ambientale per migliorare la propria immagine e per mostrarsi favorevoli ad uno stile di vita dal minore impatto ambientale. Le associazioni ci spingono ad usare risorse rinnovabili e ad evitare azioni inquinanti. Purtroppo a volte alcuni dei provvedimenti attuati contro l’inquinamento che ci sembrano corretti e con un giusto scopo, nascondono in verità interessi di aziende o persone e non ci mandando sulla gusta strada.
In molti sostengono che per ovviare al problema si potrebbe semplicemente sostituire tutte le centrali di produzione di energia elettrica a combustione (quindi a gas, biomasse, carbone e petrolio) con centrali elettriche che sfruttano le fonti rinnovabili (come il vento, il sole, il calore terrestre, l’energia cinetica dell’acqua in movimento). Ma in realtà non è possibile realizzare questo progetto in tempi brevi sia per un problema di fondi che per il fatto che la sola produzione di tutti gli impianti necessari allo stoccaggio e alla produzione del fabbisogno energetico mondiale comporterebbe l’emissione di un’incredibile quantità di gas serra nell'atmosfera. I danni causati dalla produzione degli impianti sostenibili verrebbero compensati nel giro di 5-10 anni in base all'efficienza e al tipo di impianto, ma oramai il punto di non ritorno sarebbe già stato raggiunto.
In conclusione l’unica soluzione all'inquinamento è soltanto quella di consumare meno, ma per farlo è necessaria la volontà di ogni singolo individuo. Ma non possiamo giudicare l’umanità per i propri errori, perché anche noi siamo parte dell’umanità e siamo tutti complici della strada che stiamo imboccando. Il cambiamento deve partire da ognuno di noi perché anche il più grande dei fiumi nasce da una piccolissima goccia d’acqua.

Quello del riscaldamento è solo uno dei tanti problemi causati dall'attività umana. Risorse in esaurimento, aumento delle temperature, territori inabitabili, sovrappopolazione, ambienti nocivi… Un giorno tutti questi problemi che ora ignoriamo diventeranno ancora più imponenti, un giorno saremo sommersi dalle conseguenze di tutti gli errori commessi in passato e da noi stessi, un giorno ci pentiremo di non aver fatto qualcosa quando ancora ne avevamo la possibilità.     
Quel giorno spero di non poterlo vedere mai.

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